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Gli Invincibili: la stagione imbattuta dell'Arsenal 2004

Fut Simulator Pro··11 min di lettura

Il 20 settembre 2002, a stagione già iniziata, Arsène Wenger disse in conferenza stampa che il suo Arsenal poteva chiudere l'intera annata senza perdere. Per due anni gli piovvero addosso solo prese in giro. Un mese dopo la squadra perse contro l'Everton e poi ancora contro il Blackburn, e quella frase restò archiviata come la spacconata del francese. Quando finalmente ci riuscì, nel 2004, qualcuno gli lanciò addosso una maglietta con la scritta «il comico Wenger dice che possiamo restare imbattuti per tutta la stagione». Fu lui a riassumerlo meglio di chiunque altro: si era solo sbagliato di una stagione, in anticipo.

Trentotto partite, nessuna sconfitta

La Premier League 2003-04 si chiuse con l'Arsenal a 26 vittorie, 12 pareggi e zero sconfitte: 90 punti, 73 gol fatti e 26 subiti. Undici punti davanti al Chelsea e quindici sul Manchester United. Resta l'unica squadra ad aver completato un'intera stagione di Premier League senza perdere.

E furono imbattuti in doppia veste: miglior squadra interna del campionato a Highbury — 15 vittorie e 4 pareggi — e anche miglior squadra in trasferta, con 11 successi e 8 pareggi. Nessuno riuscì a batterli, in nessun campo.

  • 38 partite: 26 vinte, 12 pareggiate, 0 perse
  • 90 punti, 73 gol fatti, 26 subiti
  • 21 partite senza subire gol
  • Striscia massima: nove vittorie consecutive tra gennaio e marzo
  • Unica squadra imbattuta nella storia della Premier League

Il precedente che quasi nessuno valuta bene

Si dice spesso che nessuno ci riusciva dai tempi del Preston North End del 1888-89. È vero, ma vale la pena aggiungere una sfumatura: quel campionato aveva dodici squadre e ognuna giocava ventidue partite. L'Arsenal ne giocò trentotto, quasi il doppio delle occasioni per inciampare. Il sistema di punteggio non era nemmeno definito all'inizio di quella stagione: fu introdotto a fine novembre.

C'è però un aspetto in cui il Preston andò oltre: vinse anche la FA Cup senza subire un solo gol. La sua imbattibilità fu totale. Quella dell'Arsenal, solo campionato.

La striscia di 49 non è la stessa cosa della stagione

Sono due record distinti e vengono confusi di continuo. La stagione imbattuta corrisponde alle 38 partite del 2003-04. La striscia di 49 le supera da entrambi i lati: iniziò il 7 maggio 2003 con un 6-1 al Southampton, tre giorni dopo l'ultima sconfitta, e terminò il 24 ottobre 2004 a Old Trafford. In altre parole: 38 di quelle 49 partite rientrano in una sola stagione.

Il record precedente era di 42 partite del Nottingham Forest, eguagliato nell'agosto 2004 con un 5-3 al Middlesbrough dopo essere stati sotto 1-3. Il computo completo della striscia: 36 vittorie, 13 pareggi, nessuna sconfitta, 112 gol fatti e 121 punti totalizzati.

"In quelle 49 partite l'Arsenal fu in svantaggio nel punteggio per un totale di 263 minuti. Meno del 6% del tempo giocato."

Il dato ha una lettura ancora più brutale: furono sotto di due gol una sola volta, e durò quindici minuti. Si trovarono in svantaggio in nove partite e non ne persero nemmeno una.

Rooney interruppe entrambe le strisce

C'è una coincidenza che sembra scritta apposta. Il 19 ottobre 2002, a sedici anni, Wayne Rooney segnò al minuto 90 il gol dell'Everton che interruppe una striscia imbattuta di trenta partite di campionato dell'Arsenal, proprio la striscia che avrebbe dato ragione a Wenger appena un mese dopo la sua previsione. Due anni dopo, a Old Trafford, segnò in pieno recupero il secondo gol che interruppe la striscia di 49.

Quella sconfitta, 2-0 con un rigore molto discusso trasformato da Van Nistelrooy, si concluse nel tumulto che la stampa inglese battezzò la battaglia del buffet.

Chi erano

L'undici tipo era formato da Lehmann; Lauren, Campbell, Touré e Ashley Cole; Ljungberg, Vieira, Gilberto Silva e Pires; Bergkamp e Henry. Jens Lehmann fu l'unico a giocare tutte e trentotto le partite di campionato.

Thierry Henry segnò 30 gol in Premier League e 39 in tutte le competizioni, e quell'anno si portò a casa il premio della PFA, quello dell'associazione dei giornalisti, la Scarpa d'Oro inglese e quella europea. Patrick Vieira, il capitano, giocò solo 29 partite per infortuni, ma segnò tre gol, e tutti e tre arrivarono in partite decisive.

  • Henry: 30 gol in campionato, 37 partite
  • Pires: 14 gol; Bergkamp: 4 in 28 partite
  • Lehmann: tutte e 38 le partite per intero
  • Vieira: capitano, 29 partite e tre gol decisivi
  • Nelle 49 partite della striscia giocarono in totale 33 calciatori

Il titolo, sul campo del Tottenham

Il 25 aprile 2004 l'Arsenal andò a White Hart Lane sapendo che un pareggio sarebbe bastato. Vieira segnò al 3' e Pires firmò il 2-0 alla mezz'ora. Il Tottenham accorciò con Jamie Redknapp e Robbie Keane pareggiò su rigore in pieno recupero. Il 2-2 andava bene comunque: campioni in casa del vicino, come era già successo nel 1971.

L'imbattibilità si completò tre settimane dopo, il 15 maggio a Highbury, con un 2-1 al Leicester in cui dovettero addirittura rimontare. La Premier League commissionò una replica unica del trofeo in oro per commemorare l'impresa. Nessun altro club ne possiede una.

Il paradosso della squadra perfetta

Quell'Arsenal non perse nemmeno una partita di campionato e non vinse nient'altro. Fu eliminato dalla Champions League e dalla FA Cup nella stessa settimana di aprile, e rispose a entrambe le eliminazioni travolgendo 4-2 il Liverpool con una tripletta di Henry tre giorni dopo. Fu invincibile esattamente dove contava per il record, e insufficiente in tutto il resto.

E c'è un epilogo che si è appena chiuso: il club si trasferì da Highbury all'Emirates due stagioni dopo, il debito dello stadio condizionò un decennio di calciomercato, e l'Arsenal ha impiegato ventidue anni per tornare campione di lega. Ci è riuscito nel 2025-26, con Mikel Arteta e dopo tre secondi posti consecutivi. In altre parole: tra il titolo degli Invincibili e quello successivo è passata un'intera generazione di tifosi.

"Vinsero un campionato senza perdere una sola partita e impiegarono ventidue anni per vincere il successivo. Il calcio non premia la perfezione: la registra."

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