Liga 2026-27: tre neopromosse e tre strategie opposte
La Liga 2026-27 comincia sabato 15 agosto con tre volti nuovi che condividono la categoria e poco altro. Deportivo La Coruña, Racing Santander e Málaga sono saliti nella massima serie spagnola nello stesso momento, ma ognuno ha scelto un modo radicalmente diverso di prepararsi a quello che arriva. Uno ha speso ventiquattro milioni di euro. Un altro ha deciso di non spendere nulla finché non vende. E il terzo non può nemmeno decidere da solo, perché ogni mossa che fa ha bisogno del via libera di un giudice. Tre bilanci, tre filosofie e una sola domanda in comune: quanti dei tre saranno ancora qui fra un anno.
Il Deportivo ha scommesso ventiquattro milioni sulla salvezza
Il Depor è stato il neopromosso più aggressivo del mercato. Al 28 luglio il club galiziano aveva speso circa ventiquattro milioni di euro in acquisti e ne aveva incassati soltanto cinquecentomila, quelli pagati dal Valladolid per Luis Chacón. Il saldo netto, vicino ai ventitré milioni e mezzo, lo colloca fra i promossi che hanno investito di più nella massima serie spagnola in questo secolo. Antonio Hidalgo, allenatore dal luglio 2025 e con contratto fino al 2027, non ha ricevuto una rosa di continuità: ha ricevuto una rosa nuova.
- Leo Román, portiere arrivato dal Mallorca, l'operazione più costosa dell'estate a Riazor
- Jonathan Asp Jensen, centrocampista danese di 20 anni che apparteneva al Bayern Monaco
- Bright Ede, rinforzo offensivo per il quale il club ha fatto un esborso di primo livello
- Lorenzo Amatucci, due milioni e mezzo versati alla Fiorentina per il centrocampo
- Teun Gijselhart, un milione investito nel De Graafschap olandese
- Pierre-Emerick Aubameyang, arrivato dall'Olympique Marsiglia il 17 luglio e messo sotto contratto per due stagioni
L'arrivo di Aubameyang è quello che si è preso più titoli, e non soltanto per il nome: il gabonese ha compiuto 37 anni a giugno e ha firmato fino al 2028, una scommessa poco comune per una squadra che ha bisogno di punti già ad agosto. Ma l'operazione più significativa dell'estate del Deportivo non è stato un arrivo, bensì una permanenza. Yeremay Hernández ha rinnovato nel giugno 2025 fino al 2030 e la sua clausola rescissoria, che era di quaranta milioni, è schizzata in automatico a centoquaranta con la promozione nella massima serie. È la più alta nei 118 anni di storia del club. Lo Sporting Lisbona ha insistito più volte per averlo e il Depor non ha spostato di un centimetro la sua posizione: o qualcuno paga la clausola, o Yeremay gioca a Riazor.
"Il Deportivo non ha comprato per salvarsi. Ha comprato come se dare la salvezza per scontata costasse meno che giocarsela a gennaio."
Il Racing aspetta: prima vendere, poi comprare
A Santander la lettura è esattamente opposta. Il Racing torna nella massima serie quattordici anni dopo e ha chiuso appena tre innesti, tutti senza costo di cartellino o per una via già messa in conto. Sergio Canales è tornato a parametro zero dal Monterrey messicano per rientrare a casa sedici anni dopo essersene andato. Asier Villalibre è rimasto a titolo definitivo dopo che il club ha esercitato il diritto di riscatto con l'Alavés, forte dei sedici gol e tre assist messi insieme durante il prestito della promozione, e ha legato il proprio futuro fino al 2029. E Facundo González, difensore centrale uruguaiano arrivato in prestito dalla Juventus, è rimasto anche lui a titolo definitivo e con contratto fino alla stessa data. A loro si è aggiunto il rientro di Yeray Cabanzón dopo il prestito all'Andorra.
È poco per una rosa che ha bisogno di otto o nove rinforzi, e il motivo è dichiarato apertamente. Sebastián Ceria, azionista di maggioranza del club, ha quantificato il budget della stagione in circa sessanta milioni di euro, ma ha condizionato quella cifra alle cessioni: ci sono squadre molto interessate ai giocatori del Racing e la direzione sportiva ha deciso che gli incassi arrivino prima delle spese. Il presidente Manuel Higuera e il direttore sportivo Mikel Martija reggono il piano, e José Alberto López, rinnovato fino al 2028, è l'allenatore che dovrà iniziare la stagione con la rosa a metà se il mercato va per le lunghe. La finestra non chiude prima del 1 settembre, quindi il Racing può giocare le prime giornate da squadra diversa da quella che sarà alla fine.
Il Málaga ha scelto la sua gente al posto del Mondiale 2030
Il caso del Málaga non si spiega con i soldi, ma con i tribunali. Il club resta sotto amministrazione giudiziaria, con José María Muñoz alla guida, e questo significa che ogni operazione economica ha bisogno di un'autorizzazione preventiva. Loren Juarros, direttore sportivo, ha lavorato dentro quel corsetto: svincolati, prestiti e trasferimenti minimi. Per quella strada sono arrivati Fernando Calero, Juan Cruz, José Salinas e il ritorno di Carlos Dotor, con l'intenzione di chiudere fra sei e nove innesti prima del gong finale. In panchina resta Juanfran Funes, nato a Loja nel 1983, che ha preso la squadra nel novembre 2025, ha centrato la promozione nel suo primo mezzo anno e affronta il debutto assoluto da allenatore nel calcio professionistico di élite.
Ma la storia grande del Málaga in questa estate si è giocata fuori dal campo. Il piano per rifare La Rosaleda in vista del Mondiale 2030, un accordo da 257 milioni di euro da dividere in parti uguali fra il Comune, la Diputación provinciale e la Giunta dell'Andalusia, obbligava la squadra a traslocare allo Stadio di Atletica Ciudad de Málaga durante i lavori. Il problema è stato la capienza. La cifra annunciata all'inizio, 26.000 spettatori, è stata poi ridotta a 12.500, meno della metà degli abbonati del club. Il 12 luglio 2026 il sindaco Francisco de la Torre ha confermato che Málaga rinunciava a essere sede del Mondiale 2030, dopo essersi riunito con la società, i club dei tifosi e la curva. La ragione, detta senza giri di parole, è che il progetto rappresentava un rischio per il club e un problema per la gente.
- La Rosaleda si aggira sui 30.000 posti e il Málaga supera i 26.000 abbonati
- Lo Stadio di Atletica ha oggi 7.562 posti e il suo ampliamento previsto si fermava a 12.500
- L'accordo per la nuova Rosaleda ammontava a 257 milioni fra le tre amministrazioni
- La rinuncia alla sede è stata annunciata il 12 luglio 2026, a un mese dall'inizio della Liga
- Il sindaco ha lasciato detto che lo stadio nuovo si farà, anche se non sarà più per il Mondiale
Il risultato è che il Málaga ha guadagnato la sua gente e ha perso un Mondiale. Venendo meno la scadenza fissata dalla FIFA, sparisce anche l'urgenza che obbligava ad aprire il cantiere in questa estate, e con essa il trasloco forzato. Quello che resta aperto è il futuro: dove e quando si costruisce lo stadio di cui il club ha bisogno, una questione sulla quale le istituzioni e l'amministrazione giudiziaria non hanno ancora trovato una posizione comune.
Tre risposte alla stessa domanda
La cosa interessante di questo terzetto non è che siano diversi, ma che le loro strategie siano quasi incompatibili fra loro. Il Deportivo ha deciso che la salvezza si compra a luglio e ha ipotecato il margine economico della stagione per ottenerla. Il Racing ha deciso che comprare caro prima di vendere è il modo più rapido di ripetere gli errori di altri neopromossi, e preferisce arrivare tardi sul mercato ma con soldi veri. Il Málaga non ha deciso niente di tutto questo, perché non può: il suo tetto lo fissa un tribunale, e la sua estate se n'è andata a difendere dove giocherà prima ancora che a pensare con chi.
La prima giornata si gioca fra il 15 e il 27 agosto, allungata dalle quattro partite rinviate dopo il Mondiale 2026, e da lì in poi le risposte cominciano ad arrivare. Conviene ricordare che i limiti salariali ufficiali della Liga per il 2026-27 non vengono pubblicati fino a settembre, quindi il ritratto economico definitivo dei tre ancora non esiste. E nemmeno il mercato ha chiuso: fino al 1 settembre ognuna di queste tre rose può cambiare faccia.
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