Super Depor 2000: il titolo che ribaltò i pronostici
Nell'agosto del 2026 il Deportivo de La Coruña torna nella massima serie spagnola dopo otto stagioni di assenza. È un buon momento per ricordare che questo club, che due anni fa giocava nella terza categoria del calcio spagnolo, è stato campione di Liga. E che per riuscirci dovette aspettare novantaquattro anni.
Il venerdì del Riazor
19 maggio 2000, giornata 38, l'ultima. Il Deportivo ospitava l'Espanyol al Riazor con 66 punti, tre in più del Barcellona e tre in più del Saragozza. Gli bastava un pareggio. Vinse 2-0 con i gol di Donato in avvio e di Roy Makaay prima dell'intervallo, davanti a circa 35.000 spettatori.
La classifica finale fu questa: Deportivo 69 punti, Barcellona 64, Valencia 64, Saragozza 63, Real Madrid 62. Cinque punti di vantaggio sulla seconda. Non fu un titolo deciso al fotofinish: fu un'intera stagione di superiorità, con ventuno vittorie in trentotto giornate.
Il club era stato fondato ufficialmente il 2 marzo 1906. Quel pomeriggio di maggio diventò la nona squadra diversa a vincere la Liga in tutta la sua storia.
Come fu costruita quella squadra
L'allenatore era Javier Irureta, in carica dal 1998. La squadra aveva una spina dorsale riconoscibile su qualsiasi campo di Spagna:
- Jacques Songo'o in porta, con Manuel Pablo, Naybet, César ed Enrique Romero davanti a lui.
- Mauro Silva a reggere il centrocampo, con Donato, Flávio Conceição e un giovane Lionel Scaloni lì attorno.
- Fran e Djalminha per inventare, i due giocatori che definivano lo stile della casa.
- E davanti Roy Makaay, Pauleta e Turu Flores.
Makaay era arrivato dal Tenerife nel luglio del 1999 per circa 1.350 milioni di pesetas, poco più di otto milioni di euro. Esordì il 22 agosto segnando tre gol nel 4-1 all'Alavés della prima giornata. Chiuse la stagione con 22 gol in 36 partite di campionato e 26 in totale, anche se non fu Pichichi: quell'anno lo vinse Salva Ballesta, del Racing, con 27.
Sulla disparità della competizione c'è una cifra che spiega tutto. Nella stagione successiva, la 2000/01, il Deportivo approvò un bilancio di 9.944 milioni di pesetas, circa sessanta milioni di euro. Quello del Real Madrid presentato da Florentino Pérez in quello stesso autunno era di 33.250 milioni, quasi duecento milioni di euro. Più del triplo.
Il rigore che restò lì per sei anni
Per capire che cosa significò il 2000 bisogna tornare al 1994. Il 14 maggio di quell'anno, anche allora all'ultima giornata e anche allora al Riazor, il Deportivo di Arsenio Iglesias ospitava il Valencia con un punto di vantaggio sul Barcellona. Un gol gli avrebbe dato il titolo.
Al minuto 89 l'arbitro López Nieto assegnò un rigore a favore del Deportivo. Lo calciò Miroslav Djukic e lo parò il portiere José Luis González. La partita finì 0-0, il Barcellona vinse al Camp Nou ed entrambe chiusero a 56 punti. Il titolo andò a Barcellona per i criteri di spareggio.
Quella stagione ebbe un altro dettaglio che quasi nessuno ricorda e che merita di stare qui: il portiere Paco Liaño subì diciotto gol in trentotto partite, giocandole tutte per intero. Una media di 0,47 a incontro che resta ancora oggi il record della Liga, eguagliato da Oblak nella stagione 2015/16.
Il primo grande titolo arrivò l'anno seguente, e anche quello con un finale strano. La finale di Coppa del Re del 1995 contro il Valencia, al Bernabéu, fu sospesa al minuto 79 sull'1-1 per un temporale di pioggia e grandine. Riprese tre giorni più tardi, il 27 giugno, e Alfredo segnò il 2-1 al minuto 81.
EuroDépor
Il titolo del 2000 aprì il decennio migliore della storia del club. Cinque stagioni consecutive in Champions League, dal 2000/01 al 2004/05. Un'altra Coppa del Re nel 2002, il cosiddetto Centenariazo: 2-1 al Real Madrid al Bernabéu, il 6 marzo, proprio la notte in cui l'avversario festeggiava il suo centenario. E tre Supercoppe di Spagna.
E una notte che si studia ancora. Quarti di finale della Champions 2003/04: il Deportivo perdeva 4-1 a San Siro contro il Milan, campione in carica. Il 7 aprile 2004, al Riazor e davanti a 29.000 persone, vinse 4-0. Pandiani al 5', Valerón al 35', Luque al 44' e Fran al 76'. Fu la prima squadra nella storia della Champions a ribaltare tre gol di svantaggio dell'andata. Uscì in semifinale contro il Porto, che poi vinse il torneo.
"Un club di una città di 250.000 abitanti vinse il campionato, eliminò il Milan e restò cinque anni di fila in Champions League."
La caduta e il ritorno
Poi arrivò il crollo, e fu lungo. Retrocessioni nel 2011, nel 2013 e nel 2018. E nel 2020 un'altra ancora, in Segunda B, che lasciò il Deportivo quattro stagioni consecutive nella terza categoria del calcio spagnolo. In parallelo, una procedura concorsuale aperta nel 2013 con un debito superiore ai 160 milioni di euro e un piano di pagamenti che arrivava fino al 2048.
Le due cose si sistemarono nello stesso anno. Il debito fu estinto in anticipo con il sostegno di Abanca e il tribunale chiuse la procedura nel settembre del 2024, con il club a zero. E il 12 maggio 2024 il Deportivo era tornato nel calcio professionistico battendo 1-0 il Barça Atlètic al Riazor, con un gol su punizione di Lucas Pérez.
La promozione nella massima serie arrivò il 24 maggio 2026, alla penultima giornata, con uno 0-2 a Valladolid sotto la pioggia e i due gol di Bil Nsongo, un attaccante camerunese uscito dalla seconda squadra proprio in quella stagione. Salì da vicecampione con 77 punti, dietro al Racing de Santander, nella stagione del 120º anniversario del club e con Antonio Hidalgo in panchina.
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