L'Arancia Meccanica: Olanda 1974 e il calcio totale
Il 7 luglio 1974, all'Olympiastadion di Monaco, i Paesi Bassi si portarono in vantaggio nella finale del Mondiale prima ancora che un solo giocatore tedesco avesse toccato il pallone. Il sito ufficiale di Franz Beckenbauer, che quel giorno era in campo, lo cronometra con precisione: 63 secondi. Gli olandesi si passarono il pallone tra loro, Johan Cruyff partì palla al piede verso l'area, Uli Hoeneß lo atterrò e Johan Neeskens trasformò il rigore. Ottantotto minuti dopo avevano perso 2-1. E restano, mezzo secolo più tardi, la squadra più influente che non abbia mai vinto un Mondiale.
Cos'era esattamente il calcio totale
Non era un'idea astratta sul giocare bene. Era un sistema concreto: qualsiasi giocatore di movimento poteva assumere il ruolo di un altro e, quando uno abbandonava la propria posizione, un compagno la occupava all'istante perché la struttura non si spezzasse. Non esistevano ruoli fissi. Lo stesso calciatore poteva funzionare da attaccante, centrocampista e difensore nell'arco della stessa azione.
L'idea veniva da lontano. L'inglese Jack Reynolds l'aveva seminata nell'Ajax in tre periodi diversi tra il 1915 e il 1947 — Rinus Michels debuttò come calciatore sotto la sua guida — e fu proprio Michels a trasformarla in un metodo a partire dal 1965. Con lui l'Ajax vinse quattro campionati e la Coppa dei Campioni del 1971. La FIFA lo nominò Allenatore del Secolo nel 1999.
L'ex centrale dell'Ajax Barry Hulshoff spiegò come si reggeva tutto questo sul campo: parlavano in continuazione, e Cruyff non smetteva mai di indicare dove correre e dove posizionarsi. Pressare per riconquistare il pallone faceva parte dello stesso meccanismo, non era un accessorio. Carlos Alberto, capitano del Brasile, lo riassunse dopo averli visti giocare: erano l'unica squadra che faceva le cose in modo diverso, e il loro gioco a carosello risultava affascinante.
Il cammino: nove partite senza sconfitte
I Paesi Bassi arrivarono alla finale imbattuti. Nel girone iniziale batterono 2-0 l'Uruguay con una doppietta di Johnny Rep, pareggiarono 0-0 con la Svezia e travolsero 4-1 la Bulgaria. Nel secondo turno a gironi fecero la cosa più difficile dell'intero torneo: 4-0 all'Argentina, 2-0 alla Germania Est e 2-0 al Brasile, campione uscente.
- Uruguay 0-2: Rep 7' e 86'
- Svezia 0-0: la partita della giravolta di Cruyff
- Bulgaria 1-4: Neeskens due rigori, Rep e De Jong
- Argentina 0-4: Cruyff 11' e 90', Krol e Rep
- Germania Est 0-2 e Brasile 0-2
- Bilancio del girone finale: 3 vittorie, 8 gol fatti, 0 subiti
Nello 0-0 contro la Svezia, a Dortmund, accadde il gesto che sarebbe sopravvissuto a tutto il resto. Al minuto 22, marcato da Jan Olsson, Cruyff finse un cross, trascinò il pallone dietro la gamba d'appoggio, girò di 180 gradi e ripartì. Olsson aveva 32 anni e lo raccontò senza rancore decenni più tardi: pensava di essere riuscito a prendergli il pallone e ancora oggi non capisce cosa sia successo. Aggiunse che da quel momento in poi, ogni volta che Cruyff riceveva palla, pregava che non lo rifacesse.
La finale: in vantaggio dopo 63 secondi
L'arbitro fu l'inglese Jack Taylor. Il rigore di Neeskens e quello che poco dopo avrebbe trasformato Paul Breitner furono i primi due rigori fischiati in una finale di Coppa del Mondo. Neeskens ha raccontato di aver toccato il pallone appena due o tre volte, con passaggi corti, prima di doverlo calciare, di aver stimato circa 75.000 tedeschi sugli spalti contro 5.000 olandesi, e di aver deciso di calciarlo forte e centrale perché immaginava che il portiere si sarebbe tuffato in anticipo.
Breitner pareggiò su rigore al 25' e Gerd Müller firmò il 2-1 al 43'. Fu il suo ultimo gol con la Germania: si ritirò dalla nazionale dopo il torneo. Al minuto 85, Hölzenbein cadde in area olandese e Taylor non concesse nulla. Cruyff, tra l'altro, fu ammonito nell'intervallo per aver discusso con l'arbitro.
"I primi due rigori nella storia di una finale di Coppa del Mondo furono fischiati lo stesso giorno, in direzioni opposte."
Perché persero
Ci sono due spiegazioni documentate, e nessuna delle due è mistica. La prima è tattica: Berti Vogts si incollò a Cruyff fino ad annullarlo nella ripresa, con Beckenbauer libero a coprire gli spazi e a dirigere la squadra da dietro. La seconda riguarda l'atteggiamento. Il giornalista Brian Glanville scrisse che dopo l'1-0 sarebbe dovuta arrivare una valanga di gol, mentre invece gli olandesi sembrarono accontentarsi di far girare il pallone in bei disegni geometrici, e lasciò aperta la domanda se lo facessero per umiliare l'avversario.
C'è inoltre un livello della storia che raramente viene raccontato. Willem van Hanegem perse il padre, una sorella e due fratelli in un bombardamento nel 1944; disse che l'importante era battere i tedeschi con qualsiasi risultato, purché fosse umiliante. Fu l'unico giocatore olandese a lasciare il campo in lacrime.
L'uomo del 14
Il numero non fu una dichiarazione di principio. Nella stagione 1970-71 Cruyff si infortunò e, al momento di rientrare contro il PSV, la maglia numero 9 era già di Gerrie Mühren; prese la 14 e non la lasciò più. Non fu casuale nemmeno la sua maglia a quel Mondiale: portava due strisce nere sulle maniche invece delle tre dell'Adidas, perché aveva un contratto personale con Puma.
Vinse tre Palloni d'Oro — 1971, 1973 e 1974 — e fu il primo calciatore della storia a riuscirci. In Germania si portò a casa anche il premio di miglior giocatore del torneo, con tre gol e tre assist.
E la domanda del 1978
Per trent'anni si è ripetuto che Cruyff avesse saltato il Mondiale in Argentina per protesta contro la dittatura militare. Lui lo smentì nel 2008 a Catalunya Ràdio: alla fine del 1977 subì un tentativo di sequestro a Barcellona, lui e sua moglie furono legati davanti ai figli e per quattro mesi ci fu la polizia a casa sua. Dopo quell'episodio non volle più allontanarsi tanto dalla famiglia.
È un buon promemoria di come funziona la memoria del calcio: la versione più letteraria circolò per tre decenni, finché il protagonista non raccontò quella vera.
Cosa hanno lasciato
Michels portò l'idea al Barcellona, dove nel 1973 aveva già ingaggiato Cruyff. Da lì nacque, anni dopo, la linea che porta a Guardiola e al calcio di pressione e possesso che domina oggi. I Paesi Bassi persero anche la finale del 1978 e non hanno mai vinto un Mondiale. La loro influenza, misurata in quanto ha cambiato il modo di giocare di tutti gli altri, non è eguagliata da quasi nessun campione del mondo.
"Vinsero il modo di giocare dei cinquant'anni successivi. Persero la partita di quel pomeriggio."
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